Leggere i bilanci
Indici di bilancio: formule, esempio e confronti corretti
Gli indici di bilancio mettono in relazione grandezze economiche e patrimoniali per leggere redditività, liquidità e struttura finanziaria. Il rapporto è utile solo se numeratore, denominatore e periodo sono coerenti. Prima di confrontare imprese o anni diversi bisogna controllare definizioni, perimetro, stagionalità e valori anomali, evitando soglie considerate valide per ogni settore.

Indice della guida9 sezioni
- Una formula corretta può produrre un confronto sbagliato
- Il bilancio didattico di partenza
- ROE: rendimento contabile del patrimonio
- ROS: quanto risultato operativo resta sulle vendite
- Current ratio e quick ratio: la qualità delle voci conta
- Debito e patrimonio: precisare quale indebitamento
- La conversione in cassa completa gli indici economici
- Una sequenza di lettura per tre esercizi
- Conclusioni: conservare i numeri dietro il rapporto
Una formula corretta può produrre un confronto sbagliato
Dividere utile e patrimonio netto è semplice; decidere quale utile e quale patrimonio usare richiede attenzione. Un utile annuale è un flusso, mentre il patrimonio è misurato a una data. Se nel periodo è avvenuto un aumento di capitale, usare soltanto il saldo finale può dare un risultato diverso dall’impiego di una media.
Lo stesso problema riguarda i confronti fra società. Un gruppo consolidato, una singola società operativa e una holding non hanno necessariamente perimetri paragonabili. Un indicatore può essere calcolato bene sui numeri disponibili e restare poco utile se risponde a una domanda diversa da quella del confronto.
Per questo conviene scrivere la formula in parole prima di usare il foglio elettronico. Annotare fonte, esercizio, unità di misura e definizioni dei componenti. Il rapporto finale non conserva automaticamente queste informazioni: una cella con «15%» può sembrare confrontabile con un’altra anche quando i metodi differiscono.
Il bilancio didattico di partenza
Tutti i valori seguenti sono ipotetici e in milioni. L’impresa immaginaria è industriale; i dati servono a illustrare i calcoli e non descrivono una società reale. Il periodo economico è un esercizio completo e il perimetro è costante.
| Grandezza | Valore |
|---|---|
| Ricavi di vendita | 200 |
| Risultato operativo adottato nell’esempio | 20 |
| Utile netto | 12 |
| Patrimonio netto iniziale | 76 |
| Patrimonio netto finale | 84 |
| Attività correnti: cassa 12, crediti 48, scorte 30 | 90 |
| Passività correnti | 60 |
| Debiti finanziari lordi inclusi nella definizione | 60 |
La media semplice del patrimonio iniziale e finale è 80. È una scelta didattica dichiarata, non una ricostruzione perfetta dell’esposizione di capitale durante l’anno. Se ci fossero operazioni rilevanti a metà esercizio, una media più articolata potrebbe essere più rappresentativa.
Non serve inventare i dati mancanti per compilare ogni rapporto possibile. Questa tabella, per esempio, non permette di ricostruire in modo affidabile i giorni medi di pagamento ai fornitori: manca il dettaglio necessario degli acquisti e dei debiti commerciali. Un risultato non disponibile è preferibile a un indicatore costruito con un denominatore improprio.
ROE: rendimento contabile del patrimonio
Il glossario Borsa Italiana sul Return on Equity definisce il ROE attraverso il rapporto tra utile netto e patrimonio netto. Nel nostro esercizio scegliamo il patrimonio medio: 12 / 80 × 100 = 15%. Se usassimo il patrimonio finale di 84, otterremmo circa il 14,3%. La differenza dipende dal metodo, non da due utili diversi.
Il ROE è un rendimento contabile del capitale proprio. Non coincide con il rendimento ottenuto in Borsa da un azionista, che dipende anche da prezzo di acquisto, prezzo di vendita e distribuzioni. Un’impresa può avere un ROE positivo e un titolo che perde valore, per esempio perché le aspettative precedenti erano più elevate.
Un patrimonio molto piccolo può rendere il rapporto elevato. Se fosse 20 con lo stesso utile di 12, il ROE sarebbe 60%; questo non dimostrerebbe automaticamente una qualità industriale quattro volte maggiore. Occorrerebbe capire struttura del capitale, perdite pregresse, distribuzioni e leva finanziaria. Con patrimonio nullo il rapporto non è calcolabile; con patrimonio negativo la lettura ordinaria perde significato.
ROS: quanto risultato operativo resta sulle vendite
In questa guida adottiamo ROS = risultato operativo / ricavi di vendita × 100. Con 20 su 200 il risultato è 10%. Il concetto di redditività operativa delle vendite è descritto anche nell’approfondimento Borsa Italiana sui multipli, parte seconda, del 22 settembre 2006. Usiamo quel riferimento per la definizione generale, non per ricavare soglie attuali o universali.
Prima di confrontare due valori occorre capire cosa la fonte chiami risultato operativo. EBIT, EBITDA e risultati rettificati non sono intercambiabili. Se si aggiungono ammortamenti o si escludono alcuni costi, cambia la grandezza al numeratore e deve cambiare anche la spiegazione dell’indicatore.
Un ROS più alto può riflettere prezzi, efficienza, composizione dei prodotti o una fase favorevole del ciclo. Per capire il cambiamento conviene chiedere un ponte fra i periodi. Il solo rapporto non separa questi contributi e non dice quanta cassa sia stata incassata dalle vendite contabilizzate.
Current ratio e quick ratio: la qualità delle voci conta
Il current ratio dell’esempio è attività correnti / passività correnti = 90 / 60 = 1,5. Il quick ratio, nella convenzione semplificata che esclude le scorte, è (90 − 30) / 60 = 1. La differenza mostra quanto il primo rapporto dipenda da attività che devono ancora essere vendute o utilizzate nel ciclo operativo.
Questi valori non dimostrano che tutti i pagamenti saranno puntuali. I crediti potrebbero essere incassati dopo le scadenze dei debiti, le scorte potrebbero richiedere tempo per essere vendute e parte della cassa potrebbe essere soggetta a vincoli. Le categorie correnti aggregano tempi che, per la gestione quotidiana, possono essere molto diversi.
Una prova utile consiste nell’affiancare uno scadenzario. Se le passività correnti di 60 comprendono pagamenti concentrati nei prossimi trenta giorni e i crediti arrivano molto dopo, il rapporto statico non descrive il fabbisogno intermedio. Il rendiconto finanziario spiega i movimenti avvenuti; una previsione di tesoreria affronta le scadenze future.
Non esiste quindi una soglia unica che certifichi liquidità sufficiente per ogni impresa. Settore, durata del ciclo, condizioni commerciali e accesso ai finanziamenti cambiano il significato delle stesse cifre. Il confronto storico e con imprese effettivamente comparabili aiuta più di un semaforo automatico.
Debito e patrimonio: precisare quale indebitamento
Nell’esempio il rapporto fra debiti finanziari lordi e patrimonio finale è 60 / 84 = circa 0,71 volte. Se invece considerassimo tutte le passività, otterremmo una grandezza diversa, per la quale servirebbero altri dati. Etichette come debt/equity richiedono quindi una definizione esplicita.
Se sottraiamo la cassa di 12 dai 60 di debito finanziario, assumendola interamente utilizzabile e ammessa nella definizione, otteniamo una posizione finanziaria netta di 48. Non vanno sottratti automaticamente tutti i crediti commerciali: la PFN dell’esempio riguarda risorse e passività finanziarie definite, non l’intero capitale circolante.
Il rapporto di indebitamento non informa da solo sul costo del debito o sulla distribuzione delle scadenze. Due imprese con la stessa leva possono affrontare pagamenti e rischi di rifinanziamento differenti. Per questo occorre leggere tassi, valute, garanzie e condizioni contrattuali nelle note pertinenti, senza dedurli dal valore del rapporto.
La conversione in cassa completa gli indici economici
Utile e margini possono migliorare mentre aumentano i crediti da incassare. Il free cash flow permette di osservare una parte della cassa dopo gli investimenti secondo una formula dichiarata. Un rapporto tra FCF e utile può essere informativo, ma diventa instabile quando l’utile è molto basso o cambia segno.
Immaginiamo FCF pari a 6 con utile di 12: il rapporto è 50%. Se l’utile scendesse a 1 con lo stesso FCF, diventerebbe 600%. Non si potrebbe concludere che la conversione strutturale sia migliorata di dodici volte senza analizzare le cause della caduta dell’utile e l’origine dei flussi.
Conviene quindi affiancare valori assoluti e rapporti. La tabella dovrebbe permettere di vedere immediatamente se il miglioramento percentuale dipenda dal numeratore, dal denominatore o da entrambi. Un dato isolato con molte cifre decimali può dare un’impressione di precisione superiore alla qualità delle informazioni di partenza.
Un esempio aggiuntivo riguarda i tempi d’incasso. Dividere i crediti finali di 48 per i ricavi annui di 200 e moltiplicare per 365 dà circa 87,6 giorni. È soltanto un’approssimazione costruita con un saldo finale: non conosciamo crediti medi, stagionalità e composizione omogenea delle due grandezze. Anche il trattamento dell’IVA può richiedere una verifica dei dati usati. Il numero non prova che ogni cliente paghi dopo 88 giorni. Per descrivere i ritardi servono scadenze contrattuali e anzianità dei crediti; per un indicatore medio più rappresentativo servono saldi e ricavi coerenti lungo il periodo.
Una sequenza di lettura per tre esercizi
Raccogliere prima prospetti dello stesso perimetro e annotare eventuali acquisizioni, cessioni o cambi di criterio. Calcolare poi pochi rapporti con definizioni costanti, conservando i componenti. L’ordine suggerito è redditività delle vendite, rendimento del patrimonio, liquidità corrente e struttura finanziaria: ogni gruppo risponde a una domanda distinta.
Per ogni variazione importante scrivere una spiegazione provvisoria e il documento che potrebbe confermarla. Un aumento del ROE accompagnato da patrimonio in calo richiede una lettura diversa da quello sostenuto da maggiori utili con capitale stabile. Un current ratio crescente per accumulo di scorte richiede una verifica commerciale, non un’approvazione automatica.
Le domande possono essere portate alla presentazione dei risultati. Il punto utile da chiarire non è se «gli indici siano buoni», ma quale fattore abbia determinato il cambiamento e se il confronto resti omogeneo. Questa formulazione permette una risposta verificabile.
Conclusioni: conservare i numeri dietro il rapporto
Gli indici funzionano come segnali da approfondire, purché non cancellino le grandezze da cui derivano. Nel caso didattico il ROE del 15%, il ROS del 10% e il current ratio di 1,5 descrivono aspetti differenti dell’impresa. Nessuno sostituisce scadenze, note e movimenti di cassa. La disciplina utile consiste nel dichiarare la formula, mantenere coerente il confronto e spiegare i cambiamenti di numeratore e denominatore. Se un dato manca o perde significato, fermare quel calcolo migliora l’analisi più di completare una tabella con un valore apparentemente preciso.